Famiglie in viaggio

Coriandoline: il quartiere progettato dai bambini

Siamo a Correggio, una cittadina della provincia di Reggio Emilia, raggiungibile in meno di un’ora da Bologna e vicinissima a Modena, ricordata soprattutto per aver dato i natali all’omonimo pittore cinquecentesco, al secolo Antonio Allegri.
In questo piccolo centro è nato un quartiere a misura di bambino, risultato di un complesso progetto che, oltre ai soliti architetti e ingegneri, esperti del settore, ha visto coinvolti per la prima volta educatori, maestri e gli stessi bambini, che hanno eccezionalmente svolto il ruolo di protagonisti.

Coriandoline si presenta come un quartiere coloratissimo, le sue case sembrano essere uscite da un libro di favole e se qualcuno potrebbe obiettare che esistono già luoghi come Disneyland dove i bambini – e non solo – rimangono incantati, ci sarebbe da rispondere che Coriandoline non è solo un posto da favola, ma che ha la particolarità di essere nato dalla fantasia dei bambini e di essere un vero progetto urbanistico per un quartiere costruito per essere davvero abitato.

La sua storia ha inizio nel 1995, quando sono state avviate delle ricerche in ambito scolastico, guidate da pedagogisti, maestri, architetti e geometri, che hanno coinvolto ben 700 bambini partendo dall’idea che in ambito urbanistico e architettonico non si dà abbastanza importanza alle loro esigenze.
Queste ricerche avevano perciò l’obiettivo di scoprire come i bambini immaginassero la loro città ideale e sono andate avanti nel 1998, quando la piazza di Correggio è stata invasa da case di cartone affidate agli stessi bambini, che avevano il compito di decorarle: i bambini si trasformavano in architetti e si occupavano per la prima volta della città, liberando la loro fantasia . Dopo aver raccolto il risultato di queste ricerche in un libro e in una mostra nel 1999, si è passati alla fase progettuale e nel 2003 è cominciata la costruzione di Coriandoline, che è stato inaugurato ufficialmente il 16 settembre 2008.

E se attualmente le case sono abitate da quei bambini, ora cresciuti, che le hanno ideate, nessuno vi potrà vietare di passeggiare su viale Rodari – nessun altro nome poteva essere più azzeccato – il viale principale. Da lì è possibile vedere l’Officina dei Coriandoli, il luogo della comunità aperto alle riunioni; i sinuosi Uccelli Lampione; la Casa delle Pietre Preziose, dove “in alto c’è una mansarda splendente”; la Casa del Castello “dove i cattivi non ci entrano perché hanno paura”; la Casa Torre, “che serve perché si vede da lontano e così le persone non si perdono”; la Casa dei Fiori, dipinta con le immagini di fiori veri o inventati, come “lo stelocanto, il fiore che canta”; le Scale Giocose, costruite all’interno di una casa dove alle scale si affiancano degli scivoli per scendere e, infine, solo per concludere in bellezza un elenco che dovrebbe proseguire, il Prato dei Mostri che Ridono, dove due colline dipinte con le facce di due simpatici mostri, coprono degli altrimenti antiestetici garage.

La porta d’ingresso è la bocca dei due mostri che “nella loro pancia tengono nascoste le macchine e fuori sorridono per rendere il mondo più allegro”. Nella città dei bambini non c’è posto per le cose brutte, per il traffico e per il grigiore delle nostre periferie e, ora che di Coriandoline si comincia a parlare anche all’estero, chissà che da un “piccolo” esempio non nasca qualcosa di più grande.